| Il "Monte Veronese" |
Dai pascoli della Lessinia ...il formaggio. Denominato, in origine, "caseus macaegus" o "caseus a oculos", veniva utilizzato come preziosa merce di scambio, al posto della moeta. L'origine del nome "Monte" si rifà ad una precisa tecnica di lavorazione, con la quale veniva cagliato il latte proveniente da più mungiture.Prodotto esclusivamente con latte di vacca, può essere prodotto Monte Veronese a latte intero, d'allevo mezzano o d'allevo vecchio. Il Monte a latte intero ha sapopre delicato di fermenti lattici e panna, abbbinato a vini bianchi consumato come secondo in insalate o fondute. Il Monte "d'allevo" ha gusto marcato e saporito, tipico del formaggio stagionato, diventa piccante con la stagionatura; adatto a gratinare verdure, a scaglie con la polenta, ad insaporire risotti e pasta. |
| Il tartufo della Lessinia |
Tuber Melanosporum o tartufo nero è la specie più rilevante che troviamo sulle montagne della Lessinia, caratteristico degli ambienti calcarei. Notevole il riscontro gastronomico, sin dall'epoca napoleonica, quando veniva utilizzato per la preparazione di primi piatti (risotto, gnocchi, tagliatelle), pietanze e persino dolci in abbinamento al Monte Veronese.
|
| I "Marroni" di San Mauro |
Reperti fossili dimostrano la presenza del castagno già 23 milioni di anni fa. Furono i romani a contribuire alla sua diffusione in tutte le terre dell'impero, importandolo dall'Asia.In altitudine l'area di coltivazione va dai 300 m ai 1200 m e da il nome addirittura ad un orizzonte forestale: il Castanetum, inserito tra il Lauretum (sotto i 500 m) e il Fagetum (sopra i 1000 m).I suoi frutti hanno rappresentato per secoli una valida risorsa per la sopravvivenza di intere popolazioni residenti in zone collinari e montane particolarmente depresse. Ancora all'inizio del secolo la castanicoltura italiana rivestiva un peso determinate nell'economia nazionale, con una superficie totale di circa 800.000 ettari ed una produzione di circa 6.500.000 quintali, ma soprattutto a partire dagli anni' 40, per effetto di un complesso di fattori che hanno contribuito ad accelerare il fenomeno dello spopolamento della montagna, si è registrata una graduale regressione della castanicoltura, come era considerata un tempo non molto remoto, è diventata o~gi prodotto di elité poiche sempre più il mercato richiede un prodotto pregiato. Per effetto di questo fenomeno evolutivo il frutto del castagno viene commercialmente distinto in castagna e marrone (castagna di grosse dimensioni), che ha una duplice destinazione: consumo fresco e industria di trasformazione per la produzione dei marroni al naturale, marrons glacés, marmellate, puree, farine ed altre utilizzazioni in pasticceria. |
| Pastafrolla della Lessinia o Tortafrolla |
Specialità dei Monti Lessini che trova la sua origine nel lontano ottocento, origine legata a forno di Roverè Veronese, tuttora operante. Si tratta di una torta molto friabile a oase di farina, burro e zucchero, profumata di vaniglia e limone. Forni di nuova generazione utilizzano quest'impasto unendovi ingredienti quali: noci, cioccolato, miele .. , per produrre squisite varietà di biscotti. |



Dai pascoli della Lessinia ...il formaggio. Denominato, in origine, "caseus macaegus" o "caseus a oculos", veniva utilizzato come preziosa merce di scambio, al posto della moeta. L'origine del nome "Monte" si rifà ad una precisa tecnica di lavorazione, con la quale veniva cagliato il latte proveniente da più mungiture.
Tuber Melanosporum o tartufo nero è la specie più rilevante che troviamo sulle montagne della Lessinia, caratteristico degli ambienti calcarei. Notevole il riscontro gastronomico, sin dall'epoca napoleonica, quando veniva utilizzato per la preparazione di primi piatti (risotto, gnocchi, tagliatelle), pietanze e persino dolci in abbinamento al Monte Veronese.
Reperti fossili dimostrano la presenza del castagno già 23 milioni di anni fa. Furono i romani a contribuire alla sua diffusione in tutte le terre dell'impero, importandolo dall'Asia.